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Io l’ho sempre detto, che di fare carriera non me ne frega niente.
Per me continuare a fare la receptionist tutta la vita, con turni dagli orari strambi ma che ti lasciano una mezza giornata libera, traendo divertimento e arricchimento dal rapporto con il pubblico ma poi chiudere bottega e andarsene a casa portandosi dietro solo la scatoletta tupperware vuota dove avevi messo il pranzo, non significa “accontentarmi”.
Significa impiegare la giusta quantità di tempo, energie e risorse per ciò che fondamentalmente è solo guadagnarsi il pane, e tenere tutto il resto per la cura degli affetti, della casa, per cucinare, per leggere e guardare film e cazzeggiare su internet e tenersi un blog.
Io penso che se facessi un lavoro che mi costringesse a mangiare i quattrosaltimpadella, stare poco col fidanzato, non andare mai a cena fuori, non vedere gli amici, non andare mai al cinema e a leggere solo racconti brevi perché dei romanzi perdo il filo… io non vorrei fare quel lavoro. Non sarebbe giusto per me.
Mia madre l’ha sempre detto, che avrebbe avuto moltissime opportunità diverse dal fare l’operaia agricola, che le sarebbero piaciute molto di più, le avrebbero dato più soddisfazioni e l’avrebbero stancata di meno: però le avrebbero anche imposto di sacrificare la famiglia, e questo lei non l’avrebbe mai accettato. Quand’ero ragazzina sti discorsi non li potevo senti’, avevo alti ideali, grandi sogni e magnifiche aspettative. Mi ci son voluti 15 anni, ma adesso li ho capiti.Acrimonia, nei commenti qui (via virginiamanda)Posted on January 30, 2012 via Virginiamanda with 9 notes
Source: virginiamanda
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